Seguici sui social
MegaBite - Future is "not" private

The Future is “not” private

180
sec

MegaBite_01


The Future is private.
The Future is private.
The Future is private
.


Ce lo ha detto Mark Zuckerberg dal palco della conference F8 2019.
Col sorriso posato e la spregiudicatezza discreta di chi parla davanti a un pubblico di profilatori seriali, di professionisti che giorno dopo giorno studiano come carpire interessi e abitudini di consumo di 2.38 miliardi di utenti attivi al mese.
Col sorriso disinvolto di chi da lì a poco avrebbe lanciato Libra, la criptovaluta di Facebook. Ovvero l’ennesimo dispositivo sociale per rendere sempre più “concreta” la presenza di Facebook Inc. nelle nostre esigenze quotidiane.
Ci vuole coraggio a fare un annuncio del genere dopo Cambridge Analytica.

BUSINESSTAINMENT: QUALI OPPORTUNITÀ CI RISERVA IL FUTURO?

Ci vuole determinazione dopo gli 87 milioni di account bucati nell’ultimo anno.
Ci vuole carisma per parlare di “futuro privato” riferendosi a una macchina da condivisione sociale, il cui motore è l’advertising profilato sulla base di affetti, interessi e abitudini di consumo dei propri iscritti.
Aiutare le persone a connettersi con amici e familiari ha un costo sempre più elevato: la nostra privacy.
Aiutare le persone a connettersi con amici e familiari ha attività “ludiche” sempre più avanzate: il tech social sharing.
Che si apprezzi o meno lo stile di Zuckerberg, è necessario per marketing manager e imprenditori conoscere le nuove opportunità di businesstainment, ovvero dei meccanismi di intrattenimento finalizzati al business, che Facebook Inc sta preparando per i suoi utenti.


INSTAGRAM: IL VOYEURISMO GAMIFICATO

Da una parte, la promessa di Mark è quella tutelare la privacy degli utenti del suo immenso impero di dati.
Dal versante Instagram, però, vediamo una logica algoritmica che premia il voyeurismo visuale a suon di “love”.
Per l’algoritmo risultano più rilevanti i contenuti degli utenti che spendono più tempo sulla piattaforma (anche in maniera passiva)

  • Interagiscono con altri contatti digitali
  • Usano più frequentemente la piattaforma per caricare contenuti

Ovvero, più spendi tempo a raccontarti su Instagram, maggiori opportunità di visibilità avrà il tuo contenuto.
Insomma, questo voyeurismo gamificato poco ha a che fare con il concetto di “the future is private”.
I brand infatti, per poter cavalcare l’algoritmo di Instagram, dovranno raccontarsi ( o meglio farsi raccontare) sempre di più attraverso le storie di user fisici (i nostri fantastici influencer), polarizzando la comunicazione verso una quotidianità immersiva (o forse invasiva) della socio-sfera.

Brands are boring

Maggiore sarà la polarizzazione dei brand, maggiore sarà l’opportunità di costruire relazioni più intime con gli utenti della propria follower base, sempre più inclini a vedere i brand in maniera antropomorfa (questo grazie anche agli influencer).
Maggiore sarà la coesione sociale dei follower intorno alle cause “nobili” che i brand sceglieranno di sposare, più potenti saranno le relazioni e il conseguente abbassamento delle difese nei confronti della propria privacy.
La fiducia come merce di scambio per essere popolari all’interno della community di brand è già realtà.

IL FUTURO È UN PRESENTE CHE NON VOGLIAMO VEDERE

Questo futuro “private” che ci ha promesso Zuckerberg dal palco di F82019 è più che altro un presente “molto âgée” che non vogliamo vedere.
Uno dei grandi trend che stiamo vivendo è l’invecchiamento dei social.
Gli early adopter di Facebook non sono più dei teenager: anziché accettare il nostro invecchiamento e il conseguente invecchiamento del contenuto, viviamo il bias cognitivo della morte delle piattaforme.
Facebook non è morto: semplicemente chi pubblica è diventato più vecchio.

I veri giovani cercano luoghi di aggregazione dove gli adulti non possono controllarli. La migrazione fisiologica è lì dove NOI non possiamo trovarli.
Non su Facebook, non su Instagram ma ad esempio su Tik Tok.

tick tock vs instagram

Il futuro non sarà privato.

Semplicemente, il futuro sarà sempre più privatamente liquido e polarizzato.
Sta ai grandi brand capire come sopravvivere a questa lotta per l’attenzione usando a proprio vantaggio i bias cognitivi e comportamentali (e micro-comportamentali) di clienti acquisiti e prospect.

Il marketing generazionale e il marketing relazionale saranno strategie necessarie per coltivare su mezzi sempre più liquidi l’attenzione di utenti sempre più iperstimolati.


In questo primo MegaBite e in tutti quelli che seguiranno, non ti lasceremo mai con 3 soluzioni cotte e mangiate, né con i 3 segreti definitivi e l’errore invisibile che tutti commettono per fatturare triliardi di paperdollari.


Ti lasceremo sempre con 3 domande per rileggere con occhi nuovi, secondo la formula del vuja de, le strategie che stai applicando o hai intenzione di applicare al futuro del tuo brand

  1. Stai polarizzando il tuo brand o stai semplicemente presidiando il digitale cercando di piacere a tutti?
  2. Perché hai scelto Instagram e non Tik Tok per il tuo business?
  3. Da qui a un anno il tuo brand sarà ancora su Facebook?

Grazie per il tempo che ci hai dedicato e Buon MegaBite!

Vuoi saperne di più?

Oppure scrivici

Dichiaro di aver letto e di accettare la privacy policy presente sul sito ed autorizzo inoltre il trattamento dei miei dati personali secondo la Sezione 13 del Decreto Legislativo n. 196/2003 art. 13 del Regolamento generale sulla Protezione dei Dati (EU) 679/16 (GDPR).
Iscriviti alla nostra newsletter

Sai cos'è MegaBite?