Megabite: smartworking e pandemia

Smart Working, Infodemia e Resilienza: il marketing e le parole della pandemia

MegaBite_10


“Tutte le evoluzioni che conosciamo vanno dal vago per arrivare al definito.”
C.S. Peirce

Questo MegaBite n.10, a differenza dei numeri precedenti, è stato scritto coralmente da tutto il team di Magilla: dal reparto grafico a quello commerciale, passando dai performance al reparto sviluppo, fino agli account e all’amministrazione.

Questo decimo numero, che doveva inizialmente parlare delle opportunità di internazionalizzazione del business in mercati non europei, è stato riscritto per adattarsi a ciò che secondo noi, in questi giorni era più opportuno comunicare: “lo stato della comunicazione” durante questa “fase di comunicazione” in quarantena.

Questo n.10 di MegaBite porta con sé una forte “responsabilità comunicativa”: il numero 10 si assegna sempre ai campioni, quelli veri che fanno la regia della partita.
Abbiamo deciso, proprio per questo motivo, di lasciare LA PAROLA ai nostri campioni interni, ai nostri “giocatori“. Ognuno di loro ci ha inviato una parola capace di descrivere questo stato pandemico. Vi condividiamo questa loro riflessione per poi completarla con una riflessione più asciutta su quello che è lo stato della comunicazione ora come ora.

LE PAROLE CHE DESCRIVONO QUESTO STATO DI PANDEMIA.

Adattamento.
Lo spirito di adattamento. La necessità di adattarsi. O forse la forza di adattarsi per non estinguersi. La capacità di adattamento creativo, quella che da sempre caratterizza Magilla e che l’ha aiutata a crescere nonostante periodi non sempre facili. Quell’adattamento creativo, tecnologico e strategico che speriamo di poter condividere con le aziende che già conosciamo e con quelle che sceglieranno di darci fiducia.

Organizzazione.
Mentale. Fisica. Temporale. Una necessità per rendere civile la convivenza lavorativa a distanza.

Ottimizzazione.
Degli spazi. Degli orari. Dell’energia. La quarantena può essere meravigliosamente romantica. Ma può anche essere consumata in case piccole, con spazi non pensati per il lavoro. Ottimizzare gli spazi, così come le energie, è necessario per mantenersi produttivi e allo stesso tempo creativi.

Scrivania.
“Luogo” in cui si concentra lo stress. La pressione. La performance. L’opportunità di portarsi a casa uno stimolo per crescere. La volontà di fare. E per chi è più fortunato, un’occasione di scambio che va oltre il lavoro.

Smart Working.
All’inizio una vera e propria favola per chi non lo aveva mai provato. I colleghi in smart da un po’ ci avevano avvisato: non è più facile del lavoro in ufficio. È diverso. E presto ve ne accorgerete. E ce ne siamo accorti. Perché gestire flussi creativi a distanza, con uno schermo a fare da mediatore, è forse il lavoro meno smart del mondo.

Sentiamoci.
Più che una parola sembra una richiesta di legittima attenzione in una fase in cui c’è un baccagliare comunicativo continuo. Sentiamoci perché siamo lontani. Sentiamoci perché ci occupiamo di comunicazione. E vorremmo dire in realtà “ascoltiamoci” ora che siamo lontani. Ma non lo facciamo perché il vocabolario lavorativo non ci permette ancora questo tipo di richiesta.
Videocall.
Più che una parola una maledizione. La mancanza di relazione sociale rende non più sufficiente sentirsi. Dobbiamo vederci. Per sentirci meno soli e contestualizzare non cosa ci stanno dicendo, ma come ce lo stanno dicendo. E da questo fenomeno emerge tutto il limite del digital fine a sé stesso.
Compiti
Ma anche scuola. Istruzione. Responsabilità. Futuro. Ma anche presente da condividere fra un call e una serie di moltiplicazioni che non quadrano e date storiche che non si memorizzano.
Determinazione.
Quando la casa diventa l’unione degli spazi di lavoro, dello sport, degli hobby, dei figli, degli inquilini, quello spazio può non bastare più. Serve determinazione per resistere. Ma anche e soprattutto per capire come ripartire e trovare il proprio equilibrio.

Infodemia.
Essere informati per capire quando ripartire e come ripartire. Ed ecco che scatta la più totale confusione. Un assembramento di news, numeri e grafici assediano i nostri schermi: il fine sembra quello di confonderci e non di informarci. E non è quello di cui abbiamo bisogno oggi.

Sacrificio.
Quello che viene chiesto a tutti. Il virus non guarda in faccia a nessuno. È invisibile. È’ silenzioso. È per molti versi sconosciuto. Il sacrificio che viene chiesto si riflette suoi social: le foto troppo “scintillanti” ci creano disagio, le campagne che invitano ad abbracciarsi ci lasciano disorientati. Persino Instagram è diventato meno appariscente: non hanno ancora inventato un filtro adatto per rendere la quarantena qualcosa di realmente monetizzabile per far fare storytelling a effetto WOW agli influencer.

Galera.
Sicuramente una parola audace per descrivere lo stato in cui si trovano mente e corpo ora. Il tema della galera include una sorta di fenomenologia della punizione: come se avessimo fatto qualcosa per meritarci tutto questo e ora dobbiamo scontarla.
Invece ci ritroviamo a scontare la pena senza aver commesso alcun reato. Al di là di quella che può essere tutta la narrativa su runner, persone che fanno la spesa più volte al giorno e bambini che chiedono un’ora d’aria, la dialettica della colpa non ci deve schiacciare.

Resistenza.
E non resilienza. Perché è una parola abusata, privata del suo stesso significato contestuale, dato che è stata mercificata in anni in cui gli eventi traumatici erano cose tipo “oh mamma dobbiamo tollerare i commenti negativi sulla nostra pagina Facebook”.
Perché si vuole ripartire. In un modo o nell’altro si tiene duro perché ripartiremo.

Demotivazione.
In una fase in cui sembra necessario tendere alla perfezione anche durante un evento drammatico, vogliamo avere il coraggio di ammetterlo. Spesso la demotivazione ha preso il sopravvento. E a distanza, spesso, non è stato sufficiente la chiamata di un collega. O il confronto è stato “troppo impersonale”. La determinazione contro la demotivazione l’abbiamo dovuta trovare prima di tutto da soli.

MegaBite si è sempre posto l’obiettivo di affrontare la cultura digitale senza fermarsi al puro marketing. Chi fa marketing e sa solo di marketing forse non è quello che serve a una azienda per poter realmente far crescere il proprio business in una fase così delicata.

Megabite: smartworking e pandemia

Il marketing è antropologia, sociologia, arte, fisica, statistica, design, performance. Il marketing è cultura. Quando il marketing è fine a se stesso lascia il tempo che trova.

Se prendessimo le parole elencate sopra, ovvero adattamento, organizzazione, ottimizzazione, scrivania, smart working, sentiamoci, video call, compiti, determinazione, infodemia, sacrificio, galera, resistenza, demotivazione e le mettessimo in mano a chi sa solo di marketing, potrebbe far fatica a trovare un filo logico. Vedrebbe solo un elenco. Un foglio excel con dei dati messi a caso.
Dando questo elenco a voi che siete marketing manager, marketing & sales, communication specialist e brand manager forniamo un contesto comunicativo all’interno di uno scenario di comunicazione d’emergenza.

Il marketing e la comunicazione, durante questa pandemia e dopo questa pandemia, hanno e avranno grosse responsabilità. Dovranno reinventarsi e allo stesso tempo rimanere fedeli allo spirito che da sempre li contraddistingue.
Far vivere al proprio cliente la parte migliore di sè attraverso un prodotto o marchio. O come direbbe più poeticamente Don Draper:

Advertising is based on one thing: happiness. … Happiness is the smell of a new car. It’s freedom from fear. It’s a billboard on the side of a road that screams with reassurance that whatever you’re doing is OK.


La riflessione che facciamo a questo punto è “come potranno il marketing è la comunicazione di oggi e di domani convivere e brillare all’ombra di questo “freedom from fear”?

Come sempre, MegaBite non vi lascia con risposte cotte e mangiate, ma vi lascia spunti su cui riflettere.
Noi non abbiamo tutte le risposte, ma stavolta una vogliamo condividervela. Al di là di quello che sarà lo stato comunicativo da domani in poi, non bisogna vanificare gli sforzi fatti fino a oggi. Non dobbiamo azzerarci pensando che una fase di crisi economica azzererà il valore della nostra comunicazione.
Dobbiamo lavorare per dare il meglio di noi stessi come aziende e professionisti, continuando a considerare marketing e comunicazione come un investimento e non come una spesa.
Sperimentando e innovando per uscire a testa alta dall’ombra della paura.


Alla luce di quanto condiviso, speriamo davvero di avervi dato elementi sufficienti per riflettere sul mondo digitale e su un futuro estremamente presente che non ci deve cogliere impreparati.


Noi abbiamo provato a fare la nostra parte con un nuovo progetto, “Lamiaspesa.casa”, una piattaforma finalizzata a stimolare donazioni per quelle realtà che sono in prima linea contro il Coronavirus.
“Lamiaspesa.casa” è il sito che

✔ premia con visibilità gratuita gli eCommerce che sostengono le battaglie contro il COVID-19, con una donazione alla Fondazione Policlinico Sant’Orsola oppure ad altre realtà attive sullo stesso fronte;
✔permette agli utenti di trovare facilmente gli eCommerce adatti alla spesa quotidiana.


 Se volete condividere con noi le vostre riflessioni sullo stato della comunicazione o sulla nostra iniziativa a favore degli eCommerce che donano contro il COVID-19, potete  inviarci un DM o taggarci su

Twitter: @Magilla_Agency
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LinkedIn: @Magilla.Agency
per raccontarcelo.

Raccoglieremo e analizzeremo tutti i feedback per le prossime uscite di MegaBite.

Grazie per il vostro tempo e buona lettura.

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