Instagram è il nuovo Onlyfans, ma senza contenuti per adulti, Facebook testa 5 profili a utente, Amazon fa la guerra alle recensioni fake e il rapporto tra Spotify e GenZ diventa un’opportunità per i brand

Instagram come Onlyfans, sono arrivati gli abbonamenti e i contenuti a pagamento

Continua la rincorsa del social network che lancia la novità, per poi andare a copiarla con stile: questa volta è il turno di Instagram, che riserva ai creator la possibilità di realizzare foto e reel visualizzabili solo a pagamento…praticamente una sorta di Onlyfans, ma senza contenuti per adulti!

Proprio così, Instagram ha ufficialmente iniziato a dare un’altra importanza ai content creator più redditizi, introducendo contenuti visibili solo ai follower che pagheranno un abbonamento. Così i seguaci paganti avranno l’esclusiva sulla visualizzazione di foto e reel, ma non solo: potranno partecipare a chat di gruppo private e ad accesso limitato con il content creator che hanno deciso di seguire.

A ufficializzare la cosa ci ha pensato il numero uno di Instagram, Adam Mosseri, con un tweet in cui ha illustrato i nuovi servizi per creator, presentati come mezzi per garantire un reddito stabile a chi vive creando contenuti sui social. Il motivo di questa scelta è semplice: Instagram vuole evitare che i propri content creator più seguiti si spostino a realizzare contenuti su altre piattaforme a pagamento come Patreon o Onlyfans oppure Discord.

Non resta che chiedersi se questa novità sia stata effettivamente apprezzata dagli utenti… Per ora è sufficiente leggere i commenti sotto al tweet di Mosseri per notare che il sentimento generale non è dei migliori: si ritiene più opportuno dare priorità ad altre criticità della piattaforma che ai contenuti a pagamento (per citarne una: i numerosissimi shadowban che ogni giorno colpiscono un profilo diverso).

Noi, come sempre, ci limiteremo ad osservare l’evolversi della situazione prima di poter esprimere un giudizio.

Facebook, presto sarà possibile creare fino a 5 profili per utente

Secondo le ultime voci di corridoio più recenti, pare che Facebook stia testando una nuova funzione che va in linea con i tempi che corrono e che va un po’ meno d’accordo con le sue politiche degli ultimi anni.

La novità consiste nel poter creare fino a 5 profili per utente: sostanzialmente passiamo dall’impostazione “classica” di Facebook, secondo la quale a ciascun account dovrebbe corrispondere un utente, a una nuova concezione del social network.

L’account principale rimarrebbe sempre lo stesso, ad esso potranno essere collegati 5 profili diversi, quindi 5 identità diverse con relativi feed, influencer da seguire, hobby, passatempi e soprattutto amici. Con questa nuova funzione sarebbe possibile, ad esempio, interagire con gli amici più stretti da un lato e con i colleghi di lavoro dall’altro, così da poter separare gli interessi. Per passare da un profilo all’altro basterà cliccare sulla propria foto in alto a destra e selezionando l’accesso che si vuole utilizzare.

In ogni caso, indipendentemente dal numero di profili che si avranno, la politica principale di Facebook non cambia: sarà vietato utilizzare nomi e immagini di terzi o di personaggi pubblici. Infatti ogni violazione effettuata da uno dei profili, avrà ripercussioni anche sugli altri, con limiti temporali o (eventualmente) permanenti sulla piattaforma.

Attualmente il test è in corso in diversi Paesi, ma i rumors narrano che la novità sia più rodata e prossima al lancio di quanto si pensi!

Amazon dichiara guerra alle recensioni fake scritte sui social

Avete presente il detto “non tirare troppo la corda perché prima o poi si spezza”? Bene, ora vi spieghiamo cosa ha spinto il colosso dell’e-commerce a dichiarare guerra ai social.

Amazon ha avviato un’azione legale contro gli amministratori di oltre 10mila gruppi Facebook che “tentano di orchestrare false recensioni in cambio di denaro o prodotti gratuiti“. Pare che questi gruppi siano stati creati con lo scopo di reclutare persone disposte a pubblicare, dietro corrispettivo, recensioni false sugli store di Amazon negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania, Francia, Italia, Spagna e Giappone.

Dharmesh Mehta,  Vice President Selling Partner Services di Amazon, ha dichiarato che i loro team “bloccano milioni di recensioni sospette prima che vengano viste dai clienti e questa azione legale rappresenta un ulteriore passo avanti per smascherare i colpevoli che operano sui social media“.

Ad oggi Amazon ha una squadra di più di 12.000 persone dedicate alla protezione dei suoi clienti (ma anche dei marchi, dei partner e dello store) dalle contraffazioni, frodi e altre forme di abuso, incluse le recensioni false. 

E non finisce qui: le indagini procedono anche sulle recensioni su Instagram, TikTok e Twitter…

Sarà la volta buona per fare una pulizia delle recensioni fake? Chi può dirlo!

Spotify e Gen Z: un binomio perfetto per i brand

Secondo quanto emerso dalla quarta edizione dello studio Culture Next, il report annuale globale di Spotify sulle tendenze che caratterizzano le nuove generazioni, i giovani della Generazione Z sono i consumatori più appassionati di musica in streaming.

Nello specifico i dati riportano un consumo annuo di 578 miliardi di minuti di musica su Spotify solo per la Generazione Z, contro 562 miliardi di minuti da parte dei Millennials.

Ascoltare contenuti musicali e audio, per la Generazione Z, non è un modo per seguire i trend ed essere al passo con i tempi: si tratta perlopiù di voler cercare e creare la propria personalità e la libertà di esprimersi. Infatti dalla ricerca emerge che il 73% della Gen Z preferisce ascoltare musica, piuttosto che cadere nei confronti e nella ricerca di consenso che caratterizzano gli altri social (come succede quotidianamente su Instagram e TikTok).

Con questa condizione di partenza, è impossibile non notare l’opportunità per i brand di cercare una connessione sempre più intima con il pubblico giovane. A tal proposito si esprime anche Alberto Mazzieri, Head of Sales Spotify Southern Europe: «Partendo da queste evidenze, i brand e gli inserzionisti possono davvero inserirsi nel dibattito culturale in tempo reale: l’audio digitale, rispetto ad altri formati, è piuttosto facile (e veloce) da produrre, il che significa che ogni azienda può partecipare a un dibattito culturale proprio nel momento esatto in cui si sta svolgendo».

A questo punto non ci resta che capire i codici di comunicazione degli Z, tutto sta nell’avere un approccio unico, diretto e creativo, così da inserire le nuove generazioni nel dibattito culturale, non solo via audio!

Bene, per oggi è tutto! Ti aspettiamo venerdì prossimo con tante altre hot news!


Linda Colella

Content & Community Manager

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