Arriva lo Spotify Wrapped 2022, su TikTok sono stati scoperti malware nascosti nei filtri, Musk vuole estendere i caratteri dei tweet a 1000 e l’Irlanda multa Meta per violazione privacy

The sound of…2022

Come ogni anno dal 2017, Spotify rilascia ai suoi utenti lo Spotify Wrapped per riassumere l’anno dei suoi ascoltatori in musica.

L’iniziativa, di per sé occasione di scambio, condivisione e coinvolgimento, è diventata ancora più virale grazie all’impiego di un graphic design super accattivante e coloratissimo.

La cosa più interessante del Wrapped è il vedere (ed ascoltare!) un racconto altamente personalizzato che si genera attraverso le memorie di ogni singolo utente. Un racconto che tocca l’utente nel profondo, innescando grazie alla musica un processo fortemente emozionale: gli utenti ripercorrono attraverso brani musicali tappe dell’anno appena trascorso, in cui certe canzoni hanno giocato un ruolo fondamentale nella creazione di ricordi significativi.

Tra i risultati del Wrapped non compaiono solo i brani e gli artisti più ascoltati dall’utente, ma anche alcuni piccoli resoconti/test della personalità in cui il profilo di ogni ascoltatore viene descritto utilizzando tipologie di mood giornalieri e personalità-tipo.

La mia personalità secondo Spotify? Avventura lover!

E voi avete già scoperto il vostro Spotify Wrapped ‘22?

Filtro hacker!?

Gli hacker… ne sanno sempre una più del diavolo, sfoggiando ogni volta nuove frontiere per la diffusione di malware.

Stavolta è il turno dei filtri TikTok: una nuova ricerca condotta da Checkmarx fa emergere infatti che gli hacker stanno sfruttando la popolare sfida di TikTok “Invisible Challenge” per indurre gli utenti a scaricare malware che rubano le informazioni personali. 

Questa Invisible Challenge consiste nell’applicare il filtro Invisible Body che fa sparire il corpo degli utenti lasciando solo la sagoma. Gli hacker stanno sfruttando la popolarità di questa challenge per pubblicare video TikTok con collegamenti ad un software battezzato “Unfilter” che farebbe rimuovere i filtri applicati ai post.

Questo software però nasconde l’insidia di pacchetti Python dannosi, tra cui il malware WASP che è progettato per rubare le password degli utenti, gli account Discord, gli eventuali wallet contenenti criptovalute ed altre informazioni sensibili.

È proprio il caso di dire… il trucco c’è, ma non si vede!

Tweet da mille caratteri, la nuova promessa di Musk

Altro che brevi cinguettii: Musk vuole estendere i caratteri dei tweet a 1000!

Questo il nuovo proposito del multimiliardario padrone di Tesla e SpaceX, con cui sconvolgere ancora una volta le regole di Twitter.

Come sempre, per annuncialo non si è servito di alcuna comunicazione ufficiale ma in risposta alla domanda di un utente sull’estensione del limite dei caratteri in ogni tweet portandoli a 1.000, in cui Musk ha risposto che “è nella lista delle cose da fare”.

Del resto già qualche tempo prima il neo proprietario della piattaforma aveva risposto “buona idea” ad un utente che aveva suggerito al social di ampliare il limite di caratteri sui tweet a 420.

Il limite dei caratteri dei tweet è sempre stato materia di dibattiti tra gli utenti: c’è chi li vuole più brevi e chi vorrebbe più spazio per scrivere, dando origine a discussioni più lunghe e articolate. Se da un lato può essere un’occasione per favorire la libertà di espressione, dall’altra sembra tradire la natura minimalista, lapidaria e cinguettante di Twitter

Ma tanto ormai siamo abituati agli stravolgimenti di Musk: chissà quale altro provvedimento prenderà in futuro!

Un nuovo schiaffone per Zuckerberg

L’accusa arriva stavolta da un regolatore internazionale nei confronti di Meta, colosso americano dei social media controllato da Mark Zuckerberg.

Si tratta dell’autorità irlandese per la protezione dei dati, che ha decretato una sanzione da 265 milioni di euro per il mancato rispetto da parte delle norme UE per la tutela dei dati individuali degli utenti di Facebook.

La sentenza finale è conseguenza di un’indagine in atto dall’aprile del 2021. La mossa dell’autorità irlandese si deve al fatto che Meta ha uno dei suoi quartieri generali proprio in Irlanda, nazione nota per le vantaggiose condizioni fiscali riservate alle multinazionali.

D’altro canto Meta si è promessa di controllare attentamente il provvedimento formalizzato oggi a Dublino, rivendicando altresì di aver nel frattempo modificato il trattamento dei dati personali dei suoi utenti.

E anche questa settimana abbiamo fatto il pieno di hot news: appuntamento a venerdì prossimo con Read&Go #41!


Sara Costantini

Content Manager & Copywriter di Magilla. Semiologa for dummies, sognatrice ad occhi aperti, scrittrice ad occhi chiusi.

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